Audizione su proposta di Regolamento che riforma la disciplina degli imballaggi e dei rifiuti (PPWR)

Nelle giornate di giovedì 18 maggio e martedì 22 maggio il Direttore Generale di Confindustria, Francesca Mariotti, e il Direttore area Tecnica di Cisambiente – Confindustria, Stefano Sansone, sono stati auditi dalle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati in merito alla Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (che modifica il Regolamento 2019/1020, la Direttiva 2019/904 e abroga la Direttiva 94/62

Lo scorso 30 novembre 2022 la Commissione Europea ha infatti pubblicato la Proposta di Regolamento che riforma la disciplina degli imballaggi e dei rifiuti (PPWR) che, nell’ambito del Green Deal Europeo, si inserisce nel c.d. “secondo pacchetto sull’economia circolare” e che si pone come obiettivi: 

  1. la riduzione la produzione di rifiuti di imballaggio;
  2. la promozione di un’economia circolare per gli imballaggi in modo economicamente efficace;
  3. la promozione dell’uso di contenuto riciclato negli imballaggi. 

 

Sebbene Confindustria condivida lo spirito della proposta, il DG Mariotti ha evidenziato alcune criticità del provvedimento che, qualora approvato nella formulazione presentata dalla Commissione Europea, rischierebbe di danneggiare un intero sistema di eccellenza, con gravi e trasversali impatti su tutto il sistema industriale nazionale:

  1. Mancato rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità: la scelta di adottare lo strumento giuridico del Regolamento (direttamente vincolante) in luogo di una Direttiva, favorire il riuso a scapito del riciclo e la previsione di un unico modello di Responsabilità estesa del produttore basato sul deposito cauzionale in luogo dei sistemi di raccolta differenziata e riciclo, delineano una “nuova azione europea” con un ingiustificato cambio di rotta da parte della Commissione rispetto al quadro vigente in materia di rifiuti e di rifiuti d’imballaggio che fino ad oggi non ha mai imposto agli Stati membri un’unica soluzione per perseguire gli scopi di carattere ambientale prefissati dal legislatore UE. La proposta, infatti, non analizza tempi, costi e oneri che sarebbero imposti a cittadini e imprese per effetto di un modello unico di gestione dei rifiuti di imballaggi che non lascia alcun margine di adattamento agli Stati membri e non tiene conto di 30 anni di azioni, politiche e investimenti realizzati in linea con le direttive europee.
  2. Mancanza di adeguate valutazioni di impatto a supporto della Proposta e violazione del principio di neutralità tecnologica: preoccupa l’aspetto della proposta riguardante il presunto vantaggio ambientale che deriverebbe dal riutilizzo a scapito del riciclo. Una scelta come questa, derivante da un approccio ideologico, rischia di impattare pesantemente anche sulla sicurezza alimentare e sulla salute delle persone, dal momento che gli imballaggi svolgono un ruolo di importanza strategica per la shelf-life degli alimenti e per l’igiene stessa dei prodotti. Inoltre, da studi svolti da Confindustria sul sistema di riutilizzo degli imballaggi, emergerebbero tre aspetti da tenere in considerazione:
    a) Impatti negativi sulla salute per la riduzione dei livelli di igiene e contrasto di fenomeni batteriologici. Gli articoli di servizio singolo (monouso) sono microbiologicamente più sicuri rispetto a quelli riutilizzabili. La probabilità di contaminazione microbica è risultata maggiore del 50% con i prodotti riutilizzabili rispetto agli articoli usa e getta utilizzati negli stessi stabilimenti. Il 15% degli utensili riutilizzabili aveva infatti conteggi microbiologici che superavano il livello massimo raccomandato per utensile. In media, per gli articoli usa e getta il numero di colonie era pari a due, mentre, per i materiali riutilizzabili, la media era di 410; 
    b) maggior consumo di acqua ed energia
    c) potenziali impatti ambientali negativi sull’ambiente in termini di sprechi alimentari.
    Il confronto tra i sistemi monouso e multiuso mostra che per il sistema monouso gli impatti maggiori sono generati durante la produzione a monte degli articoli, mentre il principale contributo agli impatti del sistema multiuso è la fase di utilizzo, cioè il lavaggio degli articoli. Quindi, tanto i prodotti monouso, quanto le opzioni riutilizzabili, svolgono un ruolo importante nella transizione verso un’economia di tipo circolare e, per tale ragione, dovrebbero essere soluzioni complementari e non concorrenti. Inoltre, poiché operazioni di preparazione per il riutilizzo richiedono rilevanti consumi di acqua e di energia, è invece possibile affermare che il riutilizzo non è sempre la scelta più sostenibile. 
  3. Obiettivi obbligatori di riutilizzo e ricarica a scapito degli imballaggi monouso riciclabili: Confindustria ha proposto di sopprimere l’articolo 26 che disciplina tali obiettivi obbligatori in quanto, oltre ad essere ambientalmente non sostenibili, comporterebbero anche gravi ricadute sull’export. Anche in questo caso, le restrizioni imposte non sono giustificate da alcuna valutazione di impatto e non tengono conto né delle proprietà dei materiali, né dell’efficacia dei sistemi di riciclo già consolidati in alcuni Stati Membri, come l’Italia, che ne consentono una gestione sostenibile anche se impiegati in applicazioni monouso.
  4. Bioplastiche compostabili: la proposta della Commissione ha un atteggiamento pregiudizievole sul tema finendo per penalizzarle anziché valorizzarle, vietandone molte applicazioni. Mantenere tale libertà di scelta è la chiave per ottenere i migliori risultati per i consumatori e l’ambiente
  5. Identificazione del cauzionamento come modello di restituzione che i singoli Paesi devono adottare: tale aspetto rischia di penalizzare gli Stati membri come l’Italia che hanno basato il loro sistema sul CONAI e sui consorzi di filiera, riuscendo comunque a superare tutti i target europei di avvio al riciclo dei rifiuti d’imballaggio, grazie alla collaborazione tra imprese e Comuni, raggiungendo, con 9 anni di anticipo, i target fissati a livello UE al 2030.  Non vi è, quindi, ad avviso di Confindustria, nessuna ragione per istituire in Italia un altro sistema basato sul deposito cauzionale, sia che affianchi, sia che sostituisca quello esistente, in quanto genererebbe maggiori costi e difficoltà per cittadini e imprese.

In conclusione, Confindustria ha auspicato: 

  • di identificare la scelta più equilibrata e più idonea al perseguimento degli obiettivi generali di razionalizzazione dell’uso degli imballaggi, in una sostanziale parificazione del ricorso, da parte degli Stati membri, al riuso e/o al riciclo. Garantendo la necessaria flessibilità nella scelta dell’una o l’altra soluzione, infatti, si preserva sia l’obiettivo principale del Regolamento, sia la vocazione – anche infrastrutturale – del singolo Stato membro, con un bilanciamento corretto di tutti gli interessi meritevoli di protezione;
  • una sostanziale e profonda rivisitazione dell’intero provvedimento, per orientarlo ad un maggiore equilibrio e flessibilità, che tenga conto delle specificità di tutti gli Stati Membri, valorizzando le vocazioni di ognuno nel solco della transizione circolare. Link al video dell’audizione del Direttore Mariotti. Link al video dell’audizione del Dott. Sansone.  In allegato la memoria depositate da Confindustria Nazionale. 

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