Il benessere come leva strategica per attrarre talenti e rafforzare la produttività

Ancona, 28 gennaio 2026 – La competitività delle imprese non si misura solo nei risultati economici, ma nella capacità di attrarre competenze, trattenere talenti e costruire ambienti di lavoro affidabili. Il benessere organizzativo diventa così una leva strategica che incide direttamente su produttività, stabilità e sviluppo del territorio.

Da questa consapevolezza nasce l’incontro promosso da Piccola Industria Confindustria Ancona, dedicato al welfare aziendale come fattore chiave per il core business delle imprese e per la crescita del sistema economico locale.

Il confronto, che ha coinvolto realtà produttive, istituzioni e professionisti, si è tenuto oggi, mercoledì 28 gennaio, nella sede dell’Associazione ed è stato introdotto dai saluti istituzionali di Giacomo Bugaro, assessore allo Sviluppo Economico della Regione Marche, Giorgio Moretti, presidente di Piccola Industria Confindustria Ancona, e Antonio Di Stasi, preside della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche.

«Investire sulle persone significa investire sul futuro economico delle Marche – ha dichiarato l’assessore Bugaro-. Come Regione ci impegniamo a sostenere politiche attive per il lavoro, formazione e competenze, accompagnando le imprese nei processi di innovazione organizzativa e contrastando la fuga di talenti e lo spopolamento delle aree interne. Il benessere dei lavoratori non è un tema settoriale, ma una sfida collettiva che riguarda lo sviluppo della regione».

«Se vogliamo che i giovani restino e tornino nelle Marche, dobbiamo offrire non solo occupazione, ma occupazione di qualità- ha affermato il presidente di Piccola Industria Moretti-. Le aziende che investono sul wellbeing risultano più stabili e competitive. Come Confindustria Ancona mettiamo a disposizione del tessuto produttivo strumenti concreti per rafforzare senso di appartenenza e crescita economica, elementi cruciali per l’attrattività del territorio. Iniziative come questa dimostrano quanto sia fondamentale fare rete tra i diversi stakeholder».

A sottolineare il valore del dialogo tra imprese, istituzioni e mondo accademico è intervenuto anche il preside della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, Antonio Di Stasi, che ha richiamato l’insegnamento di Giorgio Fuà sul rispetto dei lavoratori. «Un principio condiviso – ha ricordato – con Adriano Olivetti, promotore di un modello di impresa capace di rispondere alle esigenze dei collaboratori e di favorirne la crescita culturale attraverso servizi come ad esempio biblioteche e asili nei luoghi della produzione. Un approccio che genera effetti positivi sul territorio e sull’intera società».

L’evento è stato anche l’occasione per presentare l’esperienza di E.G.O. Italia di Camerano, sede italiana e centro di competenza per la cottura a gas del Gruppo E.G.O., unica azienda della provincia di Ancona ad aver ottenuto nel 2025 il riconoscimento Great Place to Work, che valorizza la qualità del contesto lavorativo sulla base di valutazioni anonime espresse dai dipendenti.

Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia, ha illustrato i criteri alla base della certificazione, che valuta aspetti come la fiducia nel management, il senso di orgoglio e l’equilibrio tra vita privata e attività professionale, ed è assegnata al superamento del 60% di valutazioni positive complessive.

Nel 2025 E.G.O. Italia ha raggiunto un livello di soddisfazione pari al 79%, con un miglioramento di oltre 20 punti rispetto all’anno precedente. Significativa anche la percezione del prodotto da parte dei clienti, che si è attestata all’89%.

«Il benessere – ha affermato Enrico Santarelli, CEO di E.G.O. Italia – non è un premio, ma una scelta strategica. Guida il modo in cui costruiamo cultura, prendiamo decisioni e creiamo valore. La certificazione Great Place to Work riconosce questo percorso e conferma che investire sulle persone rende l’impresa più solida e orientata al futuro».

Sul tema è intervenuto anche Camillo Catana Vallemani, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Ancona, richiamando l’attenzione sulle implicazioni concrete per le PMI: «Il vero nodo – ha detto – non è se investire nel benessere, ma come farlo in modo sostenibile, con modalità coerenti con il modello di business e la dimensione aziendale. Iniziative come queste consentono all’impresa di crescere in solidità, dimostrare capacità di resilienza e migliorare la propria reputazione, con ricadute positive anche sul rating bancario».

Soddisfazione è stata espressa da Riccardo Zuccaro, presidente Marche AIDP – Associazione Italiana Direzione del Personale: «Occuparsi del benessere dei collaboratori – ha sottolineato – non è né una moda né un lusso, ma una condizione essenziale per la competitività e la tenuta delle imprese».

Al confronto hanno contribuito anche Rosalba Murolo, direttrice delle Risorse Umane di E.G.O. Italia e Biancamaria Cavallini, direttrice scientifica di Mindwork, offrendo ulteriori chiavi di lettura sulle ricadute del welfare aziendale sull’organizzazione e sulla sostenibilità delle imprese.

 Ufficio Stampa Confindustria Ancona

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